Colleghe/i amiche ed amici tutti,
vi ricordate de la Giaina? La scazziera, ex amministrativa, che allietava le vostre giornate più tristi raccontandovi quello che succedeva nel suo supermercato? Eccomi di nuovo qui, dieci anni dopo, invecchiata nei capelli e nel morale, prossima alla pensione, ma sempre polemica e velenosa come solo una ligure del segno dello scorpione può essere.
Vi sono mancata? Voi si...mi e' mancata la "colleganza", quel senso di appartenenza che fino ad una decina di anni fa ci faceva connettere tra noi - noi dipendenti - con uno sguardo, l'aiuto che ti arrivava pronto e puntuale non appena mostravi un bisogno, le risate e i momenti di tristezza..gli occhi al cielo all'ennesima cazzata scemenza sparata a 2000 decibel dal fenomeno del giorno. Eravamo una famiglia... eravamo... adesso guardo i nuovi arrivati, quel plotone di ventenni indolenti, tatuati e piercerizzati in ogni dove, che da un po' di anni a questa parte vengono buttati in cassa o in reparto senza manuale nè istruzioni, li guardo e mi fanno tenerezza... mi guardano e non salutano nemmeno se li metti sotto col transpallet, ti chiamano "signora" e ti danno del lei considerandoti, a ragione, una vecchia che dovrebbe solo che togliersi dalle palle dai piedi. E' cambiato tutto.... vedo aggirarsi cloni di Tony Effe in improbabili divise che caricano prodotti a coppie scambiandosi pareri col cellulare in una mano e un vasetto di sottaceti nell'altra, vagando per le corsie con un deambulare indolente che assomiglia più ad un pre-coma etilico che ad un entusiasmo da primo lavoro, li vedo singolarmente fermarsi al centro della corsia e fissare lo shampoo che tengono in mano mormorando mantra a noi sconosciuti, sperando che lo stesso shampoo indichi - non so in che modo - dove collocarlo.. Manager che ormai vinti dalla pressione del profitto ad ogni costo e dalla fame - a voi la definizione effettiva di quest'ultimo termine, io un'idea ce l'ho ma la tengo per me - ballonzolano raramente in corsia e quando lo fanno è solo per creare confusione e perplessità spostando articoli a casaccio, apparendo all'improvviso dietro ad addetti e cassiere, facendo dubitare della loro qualifica (manager o spione aziendale?) e innervosendo la clientela e i dipendenti... E vogliamo parlare dei clienti? i miei amatissimi minchios.... ne abbiamo perso più di uno in questi dieci anni di assenza, in qualche caso ho verificato con piacere che le mie preghiere a S. Adelante (protettore di ogni ignorante) sono state ascoltate, per altre sono ancora in attesa, ma non dispero... so che il fulmine quando meno te lo aspetti arriva, il karma colpisce, la Giaina non perdona.
I minchios, come vi dicevo, sono peggiorati sensibilmente sotto vari aspetti sia fisici, igienici (e mai come in questa torrida estate senza fine abbiamo sentito afrori inimmaginabili nonostante il vetro che ci separa dalla clientela e il rifiuto a vedere dettagli che ci hanno fatto inorridire), ma soprattutto mentali....l'ignoranza e l'arroganza sono i due fattori determinanti la sopravvivenza in negozio, ma adesso dobbiamo fare i conti con uno stravolgimento della logica che ha dell'incredibile, due esempi per rendere l'idea: vecchietta che sembra la moglie di Mister Magoo, con borsa con rotelle stile sherpa del Nepal dentro la quale - naturalmente dopo aver pagato - la cassiera intravede merce per 120 euro? Non è il cliente che ruba ma il negozio che non controlla abbastanza..... La signora ingioiellata e brandizzata dalla testa ai piedi mi butta la spesa sul rullo nonostante la luce rossa sia accesa sia in alto che in fondo al rullo? "Lei non mi ha detto che e' chiusa!!!" (e poco importa che io sia girata a servire l'ultimo cliente e non abbia la benchè minima idea di avere un monolite che mi fissa in fondo al rullo)... "Lei non mi ha chiesto la carta socio, il buono sconto, se voglio un sacchetto, che tempo fa e se posso uscire senza pagare ". La pazienza e l'empatia dovrebbero essere la nostra arma letale, ma purtroppo, con l'età queste vengono meno e io ho la lucetta rossa della riserva accesa da anni.
Ho sempre pensato che il nostro lavoro sia una missione per la quale bisogna essere preparati... non si può affrontare quello che viene definito "il pubblico" senza un minimo di preparazione fisica ma soprattutto robustezza psicologica, e resto della stessa idea dopo tutti questi anni. Requisito essenziale, in un mestiere come il nostro, è la resistenza: il soggetto resistente non si adegua alla pirlanda in coda o lungo le corsie, la affronta e la rende più simile ad una frase di senso compiuto, con soggetti e verbi corretti, in italiano e non in minchionese (non riuscireste mai ad immaginare lo sprezzo del pericolo e la professionalità che servono a decifrare certi versi gutturali e come a volte ci vorrebbe un miracolo per riuscirci).
In questi anni lontana da voi ne sono successe di cose.....una pandemia... vari cambi di governo... fenomeni che ci hanno abbandonati senza un saluto e senza un rimpianto da parte nostra, altri che sono arrivati come new entry, il livello di tolleranza che si è abbassato a livelli inimmaginabili, quello della maleducazione e prepotenza che si è alzato a vette da record e in questo periodo io sono invecchiata, purtroppo si.... sono più vecchia e ho perso un pò della già poca diplomazia che mi contraddistingueva nel supermercato. Ho istinti omicidi, cari amici/e, soprattutto adesso che mancano pochi giorni alla agognata pensione , ed ho bisogno di sfogare in qualche maniera la voglia irrefrenabile che mi assale quando sono davanti ad un brontolosauro che mi lascia parlare per un quarto d'ora spiegandogli cosa può fare dei pochi punti fedeltà della sua (presunta) carta socio e dove può metterli... mi fissa in modalità "il crack era poco e di scarsa qualità" e mi urla "non ho capito ma mi sconti pure i punti... tanto è tutta una fregatura"
Tratterò questo post come un conto alla rovescia che mi avvicinerà sempre più al giorno in cui dovrò salutarvi tutti ed entrare a pieno titolo nel mondo dei minchios pensionati che si aggirano con le braccia dietro la schiena tra le corsie o trascinano la borsa rotabile zoppicando col braccio alzato a chiamare un qualsiasi addetto per rovinargli la giornata.
il cliente mi porge un buono da 5 euro scaduto due settimane prima e al mio "questo buono è scaduto, la macchina non lo prende, doveva portarmelo un mese fa, a gennaio" mi risponde con un "io l'ho trovato adesso" come a dire "quando lo trovo tu devi passarlo a prescindere dalla data". Accartoccio il buono e lo butto nel cestino della carta, salutando amabilmente il cliente (metodo Giaina: mai discutere con un minchionauta: urlerà frasi sconnesse, negherà l'evidenza e se ne andrà impettito convinto di aver vinto la partita... il metodo di cui sopra consiste nel togliere al malcapitato qualsiasi alternativa alla risposta perentoria della cassiera, lasciarlo al suo destino in fondo al rullo con la bocca aperta, salutare e proseguire con il cliente successivo, senza degnarlo di uno sguardo, "sei nebbia amico" ).
- il vetro che è stato collocato davanti alla cassa durante la pandemia impedisce di sentire bene i rantoli dei clienti e quello che dice la cassiera: arriva in cassa una multimarca (scarpe Hogan, cappotto Max mara, borsa Hermes, bocca e zigomi dott. Venturini, sopracciglia "Pirla tatoo", unghie "boundage nails") che al mio "Sono 6.13" mi fissa e mi sputa (nel senso che sento una nota di disgusto nel tono della voce) "Non riesco a sentirla", senza scompormi di un millimetro indico alla mia sinistra con l'indice il display dove troneggia quello che la impedita deve pagare e ripeto "Sono 6.13".... sbuffa e mi porge 20 euro che io guardo e con lo stesso indice di prima le indico dove inserire le banconote (abbiamo le casse dove è il cliente che deve mettere il denaro e ricevere il resto - troppo per un solo neurone).....lei guarda la cassa automatica e rivolgendosi al cliente successivo sentenzia un "andiamo bene nemmeno i resti danno più... a Milano queste casse non ci sono, non servono le cassiere allora"....io imperturbabile stile foca monaca sdraiata al sole su uno scoglio di Arbatax, la vedo armeggiare per mezzora con l'unghia da 9 mm smaltata leopard per inserire banconote e spiccioli.... la cassa le restituisce una cascata di monetine, non avendo minimamente considerato i 13 centesimi che ci ha messo lei (avrebbe dovuto inserire le monete prima delle banconote ma visto che le cassiere "non servono più" mi sono ben guardata dal dirglielo). Ad un certo punto prima di andarsene scarta le caramelle e mi lascia carte e scontrino nella vasca della cassa...."Signora..... a Milano non avrete casse automatiche ma avrete sicuramente i cestini... e Le indico con lo stesso indice di prima il cestino ad un metro davanti alla mia cassa....Impettita e furente raccoglie e si allontana senza salutare.... eccheccazzo
Giorno - 69
- Giovanile minchionauta si sbraccia alla cassa automatica "Aiutoooooo"
"Questa agenda ha lo sconto ...costa un euro meno....."
"Ha passato la carta socio signora?"
Mi guarda come se le avessi chiesto se si ricorda la via in cui abita
"Provi a ripassarla...."
La passa , per la prima volta, e la cassa le fa lo sconto
Mi guarda soddisfatta
"Vede che c'è lo sconto?"
" Vede che non aveva passato la carta socio signora?"
- Il cliente nel sacchetto che gli penzola dal braccio ha tre albicocche
"E queste?"
"Queste le ho portate da casa......"
(quando si dice merenda al sacco......)
- La cassa si blocca (dieci colli si allungano contemporaneamente e dieci paia di occhi mi fissano in attesa di risposte che non posso e non voglio dare).... faccio spostare i clienti nella cassa dietro di me e avviso che terminata di servire la signora che sto servendo cambierò cassa.
Ad un certo punto la fenomena in terza posizione in coda alla nuova cassa si stacca dalla massa e arriva dietro alla signora che sto finendo di servire urlando
"Alloraaaaa quando apre l'altra cassa?"
"Quando ho servito la signora......."
La demente lancia la spesa sul rullo urlando "Mi stai sul cazzo... tieniti la spesa che mi sono stufata!!!!!"
- la disturbata si piazza in fondo al rullo con al polso un sacchetto di lupini o qualcosa di simile... mi fissa tre secondi.. sputa a lancio lungo sul rullo un seme che aveva fra i denti e urla "Sei aperta?".. io che mi accingevo ad andare in bagno.. la guardo e senza dire una parola, mi dirigo al bagno con nonchalance senza un battito di ciglia, lasciandola lì, lei e i suoi cazzo di lupini
Giorno - 68






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